16 Mag

Ciao Casa

Che magone questo Venerdì mattina. Svegliarsi a Conegliano, ma non a casa tua.
Così dopo anni di battaglie, siamo stati costretti ad alzare bandiera bianca. Un’avventura che mai avremmo voluto regalare ai nostri figli. Ci siamo riuniti una sera e abbiamo spiegato loro che per qualche tempo avremmo vissuto, magari a giorni variabili durante la settimana, quelli più “critici”, in un appartamento in affitto, poiché: “Vedete che la mamma respira sempre più difficilmente”. Pianti e ribellioni: “No, io non voglio andar via da questa casa”, “E i giochi nel bosco?”, ma alla fine hanno dovuto chinare il capo. Silenziosi, capiscono. Così con la morte nel cuore ti abbiamo lasciata (per ora) cara casa nostra.
Tutto si ferma, immobile, irreale. Guardo tutte le nostre cose, nostre!, e unicamente per noi pregne di significato, con una profonda tristezza nel cuore. L’arpa e il pianoforte dei nostri ragazzi tacciono ora. I giochi restano muti testimoni del passaggio dei bambini vocianti, un tempo felici. Noi non sappiamo più cosa fare. Una decisione presa per non vendere ancora la nostra casa, quel focolare conosciuto, rinfrancante, nel quale abbiamo investito tutto, con tanto amore, in oltre 20 anni di gioie e apprensioni, e al quale tornare dopo le fatiche del mondo. Ogni giorno qualcosa da sistemare, da pulire, da rassettare. E impieghi anni, coi bambini primi attori con le loro zappette, a fare l’orto sinergico, e pianti i mirtilli, i lamponi e le more, perché pensi ai tuoi bambini ghiotti di cogliere e ingoiare. E il filare di bacche per gli uccelli che predino gli insetti dannosi. E i limoni, e l’aloe, e le marmellate di albicocche e di fichi, nostri, tutto fatto insieme, sotto la regia di Sandra. Tutto biodinamico, da 20 anni. Niente, tutto inutile.
Attorniati da vigneti, che negli ultimi due anni si sono moltiplicati a dismisura. Trattati coi pesticidi a tutte le ore e con tutti i climi, altro che regole: “non si può irrorare con “brezza” onde impedire l’effetto deriva”. Qua pompano col vento in poppa, la nuvola che si alza maligna e viene spinta a scaricare pesticidi ovunque, e tanti saluti a quegli sfigati dei residenti. La Pompa Selvaggia non ci ha lasciato scampo. Da oltre un anno abbiamo tentato di tutto per trovare una soluzione ad un’aria che si fa sempre più inquinata e non ti lascia respirare a fondo. Perché senza acqua si può stare, senza mangiare anche, ma respirare devi!, e se i tuoi polmoni si rifiutano di far entrare l’aria, allora è un calvario: te ne devi andare via!
E non siamo gli unici, costretti ad abbandonare casa nelle colline dei filari. Il Sindaco ci scherza pure su e ci lascia in balia del male. L’Assessore all’Ambiente non fa nulla per difenderci, è sordo alle nostre richieste.
I malati sono costretti ad arrangiarsi, a starsene zitti nei loro letti di sofferenza. Non hanno voce, non esistono, nascosti! Qui, nelle ricche colline delle viti a perdita d’occhio, nessun urlo degli innocenti. E chi li ascolta?? Per Zaia conta solo l’Unesco.
E allora ciao, casa mia bella; non posso più accettare di far correre rischi tremendi ai “miei” innocenti.
E che la Madonna ci assista, che faccia finire questa aggressione selvaggia all’ambiente e alla salute dell’uomo. Eppure, inginocchiato adesso davanti al tuo Capitello, qui, proprio davanti a casa mia, mi spunta un sorriso e la speranza, assurda, immotivata, torna a soffiarmi nel cuore.
Fabio Padovan

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