12 Lug

Mamme e maternità nell’Inferno del Prosecco.

Caro Comitato,
ho un bambino di due anni dolcissimo, che amiamo con tutti noi stessi, e un’altra creatura è in arrivo. Purtroppo abbiamo avuto la sfortuna di comprare anni fa una casetta in mezzo ai vigneti. Abbiamo fatto e stiamo facendo enormi sacrifici per pagarla e per sistemarla, poiché era molto decaduta. Eravamo ignoranti in materia, e non sapevamo ancora quanto pericoloso fosse abitare attorniati dai vigneti. Quando usciamo in giardino a giocare o prendiamo la bici per un giro nei dintorni mi chiedo a cosa sto sottoponendo mio figlio, me stessa e il piccolo che ho in pancia……
Vedo che mio figlio, come ogni bambino, ha voglia di star fuori, correre, spingere la sua piccola carriola, ma io quando lo guardo mi sento felice a metà.
Ieri abbiamo chiamato la guardia forestale per farci spiegare bene quali sono i nostri diritti e loro -che sono stati molto gentili per la verità- ci hanno detto che quando vediamo che i “regolamenti” non sono rispettati dobbiamo chiamare il comando. Ma posso farlo 4 pomeriggi su 7? E quando torno a casa dal lavoro chi mi dice cosa hanno combinato i nostri vicini agricoltori fino a 5 minuti prima? E come la calcolo io la famosa “deriva”? È vita questa? È giusto?
Ovviamente la salute dei miei bambini è il mio primo pensiero ma in quanto donna so che anche il mio organismo è molto sensibile alle sostanze tossiche presenti nell’ambiente che mi circonda. E se accadesse qualcosa a me, comunque la vita dei miei figli sarebbe in qualche modo rovinata.
Ci siamo dati molto da fare in questi anni per promuovere la battaglia contro i pesticidi, ma poco o niente è cambiato e io sono affranta.
Faccio anche io l’agricoltrice, so per certo che esiste un modo di produrre sano e rispettoso per l’ambiente; in casa nostra entra solo cibo biologico ed è per questo che la rabbia verso la nuvola maledetta mi corrode, ogni giorno con sempre più forza, e non so dove questa continua tensione, terribile, mi possa portare. Sono sfinita.

Elena

Cara Elena, carissima famiglia. Tu non sai quanto sono stato male dentro l’animo l’altro giorno quando sono venuto a fare le due riprese di cui in allegato. Quanto amore, quanta gioia, quanta cura in tutta quella casa, in quell’orto, nei vostri fiori. Che felice quel bimbo con la sua amichetta. Certo, è la gioia fatta persona, e ne ha tutto il diritto: c’è una vita meravigliosa che lo aspetta, che voi gli state costruendo. Ma poi quel ronzio terrorizzante si avvicina, e allora: “presto, tutti dentro!, chiudi le finestre!”
E la maternità, la tua maternità, che dovrebbe essere solo serenità e carezze. Dolci momenti, che si imprimeranno nel DNA del tuo piccolo che sta per venire in questo mondo. Una dolce attesa fatta di coccole e fiducia.
E invece…Invece i nostri sciagurati Sindaci ti regalano l’orrore: il pensiero, pungente, assillante, che, rimanendo a vivere lì, tuo figlio potrebbe non avere un futuro di salute, cui avrebbe pieno diritto.
Quegli extraterrestri arrivano bardati, coperti, con mascherine e caschi. Gettano in aria, ai quattro venti, il loro carico velenoso e se ne vanno. Sui sacchi dei pesticidi è stampato il teschio, cosa vorrà dire?, quella miscela che costringono a far respirare agli altri è veleno pericoloso, che contribuisce a creare e diffondere le peggiori patologie. Che possiamo fare? Ma perché le “Autorità” se ne lavano le mani? Dove sono le leggi che dovrebbero tutelare la “Pubblica Salute”? Per quanto ancora dobbiamo sopportare questa colpevole follia?
Quante mamme, lasciate sole con le loro famiglie, devono ancora gestire maternità di angoscia e lacrime? Quanti bambini stanno subendo il dolore che ne deriva?

Fabio Padovan

 

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